La Parrocchia Valdese di Villasecca e il suo Tempio attraverso i secoli

Villasecca

I profani cercherebbero invano questo nome sull'atlante geografico. E quando, consultando qualche carta topografica più particolareggiata, vi identificassero i due piccoli villaggi omonimi, non perciò avrebbero una visione più precisa di quel che "Villasecca" rappresenti.

Confessiamo che perfino da noi esiste non poca confusione tra "Villasecca" che è la Parrocchia; "Perrero" che è il Comune; "Chiotti" o "Clos" che è la Frazione; "Riclaretto" (l'antico Rio Claretto: "la vallée du clair ruisseau" come spiega lo storico Muston) che è il Distretto postale ed in pari tempo uno dei tre ex comuni di cui era formata la Chiesa qualche tempo addietro...

Ora, fra tutti cadesti appellativi, esatti, ma parziali, è opportuno ricordare che Villasecca è proprio quello che "ab immemorabili" designa ufficialmente la Chiesa Valdese del posto: "Villa" perché già capoluogo; "Secca" per la natura del terreno, fertile se molto lavorato, ma dal fondo arido ed asciutto. Ed ai tempi dei Padri si scriveva precisamente cosi, in due parole separate: "Ville Sèche".

La Parrocchia si compone attualmente di oltre trenta villaggi (piccoli o grandi) raggruppati in nove "Quartieri"; ma, per quanto sempre molto estesa sui due fianchi della montagna, era anticamente più vasta ancora: comprendeva tutto Faetto e andava sino a Pomaretto. Dopo lo sterminio della Fede evangelica in VaI Pragelato, portavano di là a Villasecca dei bambini al battesimo; più tardi, vi accorrevano anche i Fedeli del Crousèt.

La peste del 1630 avendo decimato la popolazione, vennero abbandonate le Frazioni remote della Timello, di Fracio Durand e di Saint Thomas (da allora rimaste "Miande") ed il paese intero apparve per un tempo alquanto povero di abitanti. Frate Belvedere, nel suo Rapporto alla "Eminentissima Congregatione De Propaganda Fide", ci dà preziose informazioni al riguardo; scrive che rimasero: "in Riclaretto, case 30 di eretici; in Fanetto (Faetto, cui apparteneva anche Villasecca) 52 di eretici, di cattolici 6; ed in Bovile 117 eretici. Le quali case, per essere dalla peste mal trattate, non possono sotto sopra far più teste che 5 per case".

In totale adunque, secondo questa statistica, la parrocchia di Villasecca annoverava nel 1630-1631 un migliaio di Evangelici; rimase pur sempre, per oltre tre secoli, la capitale valdese dell'intera regione, allora divisa in cinque Comunità: Prali, Rodoretto, Massello, Maniglia e Villasecca; rimase il centro spirituale di quella Valle San Martino che, nel 1801, ebbe il nome ufficialmente cambiato in quello di Vai Balziglia. Cambiamento assai opportuno: o perché tanti buoni valdesi lo dimenticano, oggi, e poco felicemente insistono sul "santo" che non ci interessa. ...

Dopo il Glorioso Rimpatrio, Villasecca risulta classificata fra le così dette "grandi parrocchie"; e nel 1805 Napoleone la nominò sede di una delle tre Concistoriali in cui era divisa l'intera Chiesa valdese (Torre, Prarostino, Villasecca); di questa fu direttore, fra gli altri, il pastore filosofo Giovanni Luigi Rodolfo Peyran, già segretario di Voltaire, Rettore della Scuola Latina e Moderatore.

Fu parecchie volte sede di Sinodi: almeno sedici vi si adunarono attraverso i secoli, fra i quali alcuni importantissimi. Aggiungiamo che sin dall'anno 1613 vi troviamo la residenza fissa del pastore, la cui prima casa è stata assai ben conservata.

Al turista, infine, che accontentandosi della comoda strada provinciale avesse l'impressione di trovarsi in un paese chiuso, senza alcuna attrattiva, diremmo: "Vieni su con noi un momento; sono pochi passi in salita...; percorriamo insieme, per esempio, la "Vio dî mort", così si chiama il sentiero che da Villasecca Superiore conduce a San Martino il nome risale all'epoca in cui quel cimitero era l'unico della Valle; ed è sentiero quanto mai pittoresco (anche se il nome non è molto lusinghiero...) E vedrai!". L'orizzonte, infatti si apre rapidamente; il panorama, splendido, va dagli alti monti che sbarrano la valle verso il confine, alle foreste di conifere della Buffo, sopra Bovile; dal fondovalle sottostante oltre le gole profonde del Nouvaré che ti stanno ai piedi, ai magnifici boschi del "Gran Consortile di Riclaretto" ed alle praterie di fronte; mentre, vicino, tu scorgi i ruderi del convento dei frati di Villasecca Superiore con la loro "Pëschero" ormai senz'acqua e senza pesci, ma pur sempre facile a riconoscersi. E ti vengono in mente le parole lasciate scritte da quel simpatico poeta che fu Jacopo Lombardini: "Le rocce non serbano le orme delle ginocchia che si curvarono riverenti e pie; l'erba e i fiori coprono le zolle che ressero gli eroi mentre, fieri e indomiti davanti al nemico, si umiliavano davanti alloro Dio... Ma l'eco delle loro preghiere vibra ancora nel cielo della valle, sui monti valdesi, fra le pareti del tempio... E ognuno può udirla - solo che abbia l'anima tesa a udirla".

Meno classica, invero, di Pra del Tomo, meno ricca di contenuto storico della Balziglia, Villasecca ebbe pure una parte non indifferente negli Annali valdesi. Ebbe le sue gloriose vicende storiche. Ebbe i suoi eroi e le sue vittime. Ebbe i suoi templi; quello in ispecie che, ultimamente salvato dalla ruina, si erge qual prezioso monumento del patrimonio valdese. Ebbe i suoi pastori, i nomi dei quali rifulgono come gemme splendenti della nostra corona.

Qualche vicenda storica

 

La più antica pagina di storia che qui si scrisse, da noi conosciuta, risale al dominio dei fratelli CARLO e BONIFACIO TRUCCHETTI, signori di Perrero, dove occupavano il castello, oggi ancora denominato "Palaisàs", e signori della "Comunità di Rioclaretto".

Troppo lungo e poco edificante sarebbe evocare tutte le loro gesta nefande... Fra le prime, è il martirio di

BARTHÉLEMY HECTOR di Poitiers, colportore biblico venuto da Ginevra, arso sul rogo in Piazza Castello a Torino il 20 giugno 1555. Furono i Trucchetti ad arrestarlo ed a consegnarlo nelle mani dell'Inquisizione; la testimonianza data da questo martire della fede particolarmente efficace, tanto che "plusieurs du Parlement de Thurin en furent estonnés et ésbranlés".

Era logico che i "Signori" dimostratisi così fanatici continuassero con tutti i mezzi a perseguitare Ministri e Fedeli. E venne presto il turno del pastore FRANCOIS LAURENT al Serre di Marcou. All'uscita di un culto da lui tenuto in quel tempio, gli emissari nemici che vi avevano assistito, unendosi con la truppa che arrivava da fuori capitanata dallo stesso Carlo Trucchetti, tentarono di afferrare il Laurent ma invano: "le Ministre eschappa avec grande difficulté de la main de ces sangliers enragés". E Pierre Gilles continua a narrare: "Luimesme, autheur de tout le mal, fut en danger d'y perdre la vie car, combien qu'il fut homme guerrier grand puissant et bien armé, toutefois en la violence qu'il usoit, un homme de Rioclare fort robuste se jetta sur lui, le serra contre un arbre, et l'eut peu estrangler; mais pour respect de sa qualité comme Gentil-homme du lieu, il ne fit que le garder de faire pis, et lui donna à cognoistre ce qu'on lui eust peu faire; et par courtoisie on le laissa aller".

In segno di... riconoscenza, lo scampato fece pagare alla popolazione 1600 scudi "per non essere più molestato" (!). Ma poi, intascata la somma, proseguì col fratello nelle angherie e nelle rappresaglie, con "chicaneriese et violences", culminanti infine nella vera e propria persecuzione del 1560 contro Riclaretto.

Il 2 aprile infatti, ecco i due Trucchetti attaccare con le loro forze armate i villaggi più bassi, devastando ed uccidendo. All'alba di quella notte infernale, i superstiti spaventati, gettando alte grida per avvertire i villaggi più lontani, vi si precipitano cercando rifugio più oltre ancora, sulle vette coperte di neve. Intanto, gli aggressori si danno a pazze orgie nei casolari abbandonati. Un vecchio Ministro della Valle (mentovato ma non nominato) reduce dalla Calabria, si avvia pei boschi a consolare ed assistere i fuggiaschi ma tosto riconosciuto, viene arrestato e tradotto a Pinerolo ov'è condannato.

Un altro Ministro, intanto, MARTIN ATACHARD, pastore a Pragelato, venuto a conoscenza dei fatti accorre con 400 uomini in difesa di Riclaretto; l'azione s'impegna con ardore; la banda Trucchetti è sconfitta; e, sgominata ancora da un violento uragano, si disperde. Lo stesso duca Emanuele Filiberto rimase così impressionato da questa disfatta, che l'anno seguente alla stipulazione del Trattato di Cavour (5 giugno 1561) impose il divieto a che Tachard fosse mai pastore alle Valli! Nel 1596 il frate cappuccino Valerio Berno s'impadronisce dei tempi di Val San Martino; e da quell'epoca l'attività dei frati di Perrero diventa notevolmente minacciosa, con ampie ripercussioni in tutta la valle ed in particolare nella vicina borgata dei Chiotti: catture di valdesi di passaggio, scorrerie e depredazioni, dispute ringhiose, incarcerazioni abusive, spesse volte con la connivenza dei magistrati del luogo, ecco il bilancio del loro zelo...

Una rumorosa disputa fu quella del 1615 tra cadesti frati ed il pastore Valerio Grosso: frate Bartolomeo da Nizza sfidò il ministro (allora a Maniglia) tacciandolo di ebreo, ma senza molto successo; inventò allora l'inverosimile fiaba di una lettera di ritrattazione del pastore, lettera che egli, il frate, avrebbe bruciata "per riguardo"... e di cui si limitava a parlare. Ma "le peuple s'apperçeut tant mieux de telle monachale esfronterie".

Una parte considerevole ebbero tre delegati di Villasecca nella deputazione composta di otto rappresentanti valdesi alle "Conferenze di Torino" dell'anno 1664; furono il pastore Davide Léger ed i "Laurent père et fils, des Clos, ou Chiots, de Ville Seiche".

Ma sono gli anni dell'esilio che forniscono abbondanza di ricordi. Basti mentovare il soggiorno di Catinat ai Chiotti. Momentaneamente sconfitto a San Germano il 22 aprile dell'anno fatale (1686), il generale di Luigi XIV si dirige verso Riclaretto; lasciando quivi parte delle sue truppe che massacrano ed incendiano, piomba su Pramollo, mentre Mélac, suo luogotenente, invade la valle dall'alto, arrivando dal "Pas de l'Ours" sopra Trei Aval. Poi, più inferocito che mai, Catinat s'insedia ai Chiotti nell'attuale abitazione del pastore, che diventa il suo Quartier generale.

Di là, egli detta gli ordini per le azioni di guerra; e il Museo storico di Torre Pelli ce conserva due di tali autografi che portano la firma e la data: "les Clos", rispettivamente "le 10" e "le 22 may 1686".

La sala a pianterreno sulla strada, che fino a qualche anno addietro accolse i catecumeni, accoglieva i suoi muli e i suoi cavalli... Nella valle or così serena ed amica egli redigeva con atroce cinismo le sue "Relazioni": "Confido che non lasceremo questo paese che prima questa razza di barbetti non sia del tutto distrutta. Ordinai di usare un po' di crudeltà... Coloro che arrestiamo armati, se non vengono subito uccisi, passano per le mani del carnefice".

Tre anni dopo, nei fatti d'arme che accompagnarono l'insediamento degli esuli rimpatriati, Villasecca fu arsa da Parella, subito prima ch'ei trasportasse il suo esercito in Val Luserna (1689).

Dai Chiotti infine transitarono nell'anno 1794 le Milizie Valdesi comandate dal colonnello Giacomo Marauda; reduci da Bobbio e distaccate sui confini di Prali, arginarono l'invasione francese. Ed è verosimilmente nel quadro di questi monti che il colonnello scrittore s'ispirò per il suo "Tableau di Piémont, avec Notice sur les Barbets".

E trascuriamo altri avvenimenti di minor rilievo. Certo, se questi sentieri - che son gli stessi di una volta - potessero parlare, quante cose avrebbero da dirci! Qual somma di particolari commoventi ed animatori ci farebbero conoscere!

(Tratto da "VILLASECCA Storia secolare di una parrocchia e del suo tempio" a cura del Centro culturale Valdese)

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